Avrò Cura di Te

16.05.2020

Avrò Cura di Te

Io gioco con la mia Bambina che in me Vive

La nostra Patrizia Di Cola Counsellor in formazione presso KaroMe', ci fa dono di un emozionante articolo sull'incontro con il Bambino Interiore che vive in noi.

Tutti siamo stati bambini, siamo cresciuti e diventati adulti.

Dentro di noi vive ancora quel piccolo bambino, quella piccola bambina che siamo stati, con il bagaglio di esperienze ed emozioni vissute durante la sua infanzia. E' il nostro Bambino Interiore, quel luogo, spesso sconosciuto ed inconsapevole dentro di noi, che conserva il nostro mondo infantile nelle sue più gioiose emozioni, insieme ai tratti più sofferenti del nostro incontro con la realtà.

Il momento della nascita rappresenta il primo trauma che viviamo: lasciamo un posto calmo e sicuro, il grembo materno, per ritrovarci in un mondo nuovo dove ci percepiamo, spesso, soli ed incompresi, ci sentiamo indifesi e dipendiamo dalle cure genitoriali.

Queste sensazioni sono assai profonde e possono dimorare nella nostra interiorità inconsapevole. Se siamo arrivati fin qui, forte è stato il nostra abilità di superamento delle difficoltà, tanto lo sviluppo continuo di abilità e risorse, efficace l'amore e la cura che abbiamo ricevuto.

Insieme all'amore e all'accudimento, il bambino in famiglia sperimenta anche la differenza tra la forma di amore che vorrebbe ricevere e quella che riescono a donargli i suoi genitori.

Ascoltare i genitori litigare, essere destinatario di un brutto rimprovero o anche non essere assecondato nella sua libera espressione, possono rimandare al bambino una sensazione di rifiuto. O possiamo meglio dire che il bambino può percepire in modo distorto e/o amplificato i messaggi che arrivano dall'esterno e sentirsi rifiutato, allontanato dalla fonte di amore e approvazione, anche quando non è quella l'intenzione di chi gli è vicino. Può così generarsi in tal modo anche la paura dell'abbandono, del rifiuto, di non essere abbastanza.

Il bambino ha bisogno dell'amore genitoriale e cerca costantemente conferme dell'essere amato. Per timore di perdere lo stato di grazia potrebbe cercare di modellare il proprio comportamento per aderire a ciò che egli immagina siano i desideri dei suoi genitori, in alcune occasioni anche allontanandosi dalla sua vera essenza, trascurando ciò che lo renderebbe in quel momento felice.

Le paure dell'abbandono e del rifiuto possono essere talmente forti, che nel diventare adulti, in modo inconsapevole, costruiamo uno stile di vita che ci consente di negare quelle sofferenze e paure. Cercando di creare un ambiente sicuro intorno a noi, molte volte assumiamo ruoli e modelli di comportamento che crediamo ci garantiscano l'amore degli altri e la loro approvazione.

Le sofferenze e i vissuti che ogni persona si porta dentro, possono essere gli elementi, le scintille che accendono il bisogno di guardare più in profondità nel proprio animo e fare un lavoro di introspezione, riaprendo quelle vecchie, ma attuali ferite, cercando versioni più autentiche e libere della storia personale e familiare.

A tal proposito, il famoso maestro zen Thich Nhat Hann nei suoi scritti ci offre importanti spunti di riflessione e illustra delle pratiche che possono aiutarci a fare pace con noi stessi e con il bambino che siamo stati.

Quando viviamo momenti che fanno emergere in noi emozioni di paura, rabbia o sofferenza, anziché lasciarci trasportare e travolgere da esse, possiamo iniziare con il riconoscere questi sentimenti. Per farlo, possiamo praticare la presenza mentale, ossia l'arte di osservare ciò che accade al fine di divenirne consapevoli.

Thich Nhat Hann ci invita ad abbracciare quella parte sofferente di noi con compassione, con amore, a prenderci cura del nostro bambino interiore che abbiamo dimenticato o lasciato da parte per tanto tempo.

Entrare in contatto con il bambino, la bambina, che siamo stati e con i suoi vissuti emotivi, può aiutarci a sciogliere quei nodi dolorosi che abitano nella profondità di noi, accarezzando le nostre ferite, creando una buona circolazione nella nostra psiche, facendo spazio a nuovi pensieri.

Abbiamo bisogno di connetterci in profondità con noi stessi per ritrovare il bambino che in noi vive. Un meraviglioso strumento per poterlo fare è la Meditazione. Possiamo praticare la Meditazione come via per osservare cosa accade in noi, senza voler necessariamente intervenire; è fondamentale però praticare la Meditazione allenandoci a non giudicare le nostre emozioni e i nostri pensieri, ma solo ad osservarli. I nostri nodi dolorosi sono lì, possiamo conoscerli, possiamo osservare la loro origine e come si manifestano ancora oggi nella nostra vita.

Per percorrere questa strada di consapevolezza, l'adulto che ha scelto di vivere nell'amore apre la via del proprio cuore: è lì che avviene l'incontro con il bambino e le sue emozioni. Quando ciò accade, si può creare un nuovo circolo di energia tra la testa, il cuore e le viscere. 

In tale contatto interiore, l'adulto riconosce le emozioni del bambino che è stato ed il bambino sente l'amore e il sostegno dell'adulto, realizzandosi un senso di totalità interiore.

E' importante praticare costantemente questo contatto; amare il nostro bambino e le sue ferite, ci aiuterà ad avere uno nuovo sguardo amorevole sugli altri.

Rimanere in contatto con il nostro bambino interiore ci consente di avere una vita piena, orientata a vivere uno stato di armonia e di equilibrio.

Quando siamo contenti e viviamo con gioia portiamo questa gioia intorno a noi, contribuiamo a realizzare un mondo più armonioso.

Nella mia esperienza personale, il percorso di studio e la pratica meditativa, mi hanno insegnato a connettermi con quella parte di me meno conosciuta, il mio personale patrimonio di esperienze, i miei traumi e le mie paure.

Sto imparando ad ascoltarmi. Ogni volta che provo un sentimento particolare cerco di viaggiare dentro di me per poterlo riconoscere, provando a cogliere la sua origine e a comprendere quale esperienza passata lo abbia seminato proprio lì e quale ferita si sia risvegliata.

La Pratica sta diventando per me una felice abitudine; è sempre più facile riuscire a comprendere i miei meccanismi interiori e dare un nome a ciò che provo. L'osservazione consapevole mi consente di vivere con meno ansia i momenti critici, di avere una vita più leggera e gioiosa.

Tornare all'Unione con una parte di me che non conoscevo è stato uno dei momenti di crescita più coinvolgenti e più entusiasmanti della mia vita: il senso completezza fan sentire una persona libera.

L'articolo è stato scritto da 
Patrizia di Cola,  
Counsellor in formazione 

presso KaroMe'

Patrizia Di Cola racconta di sé:
"Sono Patrizia ho 56 anni, 
amo la natura
 e il mare senza ombrelloni.
Nel mio cammino ho incontrato la meditazione, attraverso la quale ho conosciuto la mia parte più autentica, ho incontrato la mia bambina interiore e ora insieme camminiamo nel la vita, amandoci a vicenda."