Le Parole che non ti ho Detto

03.11.2020

Le Parole che non ti ho Detto 

Marianna Paciocco, Direttore Scientifico di KaroMe', ci fa dono di un emozionante articolo sulle parole che non siamo riusciti a dire, che abbiamo trattenuto ma che ancora vibrano in noi.


Dove finiscono le parole che avrei desiderato dire e che per una ragione addotta dalla Mente ho trattenuto?

Quei "vorrei ma non posso" abitano ancora il corpo e muovono incessantemente il Pensiero, lo portano spesso nella ruminazione, al ritorno agli eventi, apparentemente passati eppure ancora così vivi e presenti.

Le Parole sono energia, 

sono l'energia che attraversa il corpo e fluisce nel mondo fuori. 

Le Parole possono essere lance o polvere magica, 

possono creare unione o indurci alla separazione.

Il mio mondo interiore si racconta all'universo esteriore attraversando l' "Uscio Sacro", il luogo che connette il cielo e la terra, la mente e il corpo, l'ego e la coscienza, i chakra terreni e i chakra spirituali, il respiro e la Vita. 

E' la gola, che abbraccia a sé la lingua, le mandibole, la bocca, le labbra. Come sorelle respirano insieme e come monaci di un tempio condividono gli stessi mantra.

Ogni mio intimo sentire si dirige verso la soglia, verso l'uscio che raccoglie parole dette, e, ancor di più, parole trattenute, parole immaginate, urlate in silenzio, bisbigliate, negate, mai dette. Le trovo lì, ancora e sempre lì che mi chiedono forza per domarle, tempo per ri-ascoltarle, energia per sopportarle. Ogni volta è come la prima volta, come quando sono nate e le ho sentire vibrare appena arrivate.

Le "Parole non dette" in verità vengono dette ripetutamente.

Le ripercorro dentro di me come sentieri abituali, come percorsi obbligati, come solchi tracciati.

Le Parole mai dette creano una divisione tra la mente e l'Anima, tra me e il mondo, tra mente e verità, tra il sentire più autentico e la persona che cerco di apparire. 

L'energia trattenuta nel chakra della gola, Vishuddi, ha potere nel corpo, nei pensieri, nelle occasioni che "incontro" sui sentieri della vita.

La gola è il luogo della verità, dell'onestà emotiva, dell'autenticità. 

Noi possiamo sporcare l'uscio del Tempio Sacro trattenendo Bene-dizioni, parole d'Amore mai dette, e male-dizioni, rabbia rancore, risentimento. Si, anche le Bene-dizioni imbrattano l'uscio del Tempio, anche un cibo pregiato, se non consumato, diventa putrido e nocivo.

Meditare ascoltando il punto energetico che abita la gola e intorno a sé, è l'occasione di Osservare la soglia del Tempio, di accorgerci cosa stagna sull'uscio, di prendere coscienza che il mondo fuori incontra me su quel confine, di lì io mi narro, mi racconto, mi presento, mi concedo e mi ritraggo.

La scelta di non esprimere un sentire autentico ha origine nella mente, a momenti è vergogna, in altri è protezione verso se stessi e gli altri, in altri ancora è evitamento del giudizio sociale; "eppur si muove", nulla scompare, i flussi di parole non dette tornano a pervadere il copro, la mente e, come ogni volta, si fermano sulla soglia.

Portare "pulizia" nel punto energetico della gola è il passo prezioso per tornare ad un contatto pieno con la vita, a fluire liberamente con gli eventi, come bambini a cui i divieti sono ancora sconosciuti.

Oltre ogni separazione tra il dentro e il fuori, tra me e l'Universo, io posso raccontarmi, posso chiedere alla Grande Madre di ascoltare le parole che finora ho nascosto.

La Natura mi attende, mi ascolta, ben al di là dei miei silenzi. 

Nella sua eterna Presenza, mi dona la terra su cui sedere, il vento per portare via la pesantezza, la rabbia, la sofferenza, un orizzonte per aiutarmi a guardare oltre, le nuvole per ricordarmi che tutto è in costante cambiamento.

Tornare all'Unione con la natura, accomodarsi in seno alla Madre che tutto colora e tutto abbraccia, è fare esperienza di una dimensione potente di appartenenza, di forza, di conforto e liberazione.

Rispetto la mia mente che ha scelto di "non dire", alla persona, nella circostanza, nel preciso momento, di non voler portare fuori un sentire scomodo; nello stesso tempo, rivolgo lo sguardo più in alto, lascio andare, dono all'universo i fardelli che ingombrano il mio Tempio.

Dono energie all'Universo che tutto trasforma energie non buone per me, prendo leggerezza, imparo a volare. 


L'articolo è stato scritto da 
Marianna Paciocco

 Direttore Scientifico di KaroMe'